Pochi punti, ma... fermi.

Ivo De Palma bimbo
Beh, non esageriamo, non ero così piccolo, quando ho cominciato, anche se, effettivamente, avevo comunque tutto da imparare, e se all'epoca delle mie prime esperienze artistiche avessi avuto l'età che avevo all'epoca di questa foto, avrei certo fatto meno fatica...

Parliamo di fine '83, quando, frequentati i corsi di dizione e recitazione con i compianti Iginio Bonazzi ed Ernesto Cortese, approdo a Milano per assistere ai turni di doppiaggio.

Marcello Cortese, più tardi tra i fondatori della Dream&Dream di Milano, nonché figlio del mio insegnante di recitazione, mi presenta ai colleghi dell'alora Cooperativa ADC (oggi ADC Group), presso i quali, peraltro gentilissimi e molto disponibili, per qualche mese cerco di impadronirrmi dei primi rudimenti del mestiere.

Tra i nomi che ricordo con piacere particolare: Bruno Slaviero, Mimmo Craig, Agostino De Berti, i compianti Maria Teresa Letizia e Giampiero Bianchi, Franca Nuti, Gianni Mantesi, Raffaele Fallica, Carlo Cataneo, Laura Rizzoli e suo marito, purtroppo anche lui scomparso, Ruggero de Daninos, attore straordinario e, per quel poco che ho potuto capire, avendolo frequentato, e occasionalmente, soltanto nelle sale di doppiaggio, persona di rara umanità.

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Mirko dei Beehive è il primo grosso protagonista cui presto la mia voce, a fianco dei bravissimi colleghi dai quali, proprio in quegli anni, imparo il mestiere, esercitandolo finalmente su personaggi più grossi: Donatella Fanfani, Gabriele Calindri, Pietro Ubaldi, Maurizio Torresan, Federico Danti, Adriano Micantoni e, naturalmente, Cip Barcellini. Siamo alla metà degli anni ’80, in Merak Film. Certo, la produzione, vista con gli occhi di adesso e con speciale riferimento al seguito che ebbe su telefilm, con Cristina D'Avena e Pasquale Finicelli (sempre con la mia voce), risulta un po "trash", ma all'epoca riuscì a sbaragliare i Puffi e, in qualche modo, cominciò a far circolare la mia voce e il mio nome.

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Nella seconda metà degli anni ’80, presso la società SEDE, un burrascosissimo episodio di “Sentieri” in cui Harley Cooper partorisce la sua bambina in un’automobile, assistita fortunosamente dall’aitante fratello Frank, mi tiene a battesimo su un grosso protagonista della madre di tutte le soap-operas. Frank Dicopoulos, che non ha mai abbandonato il cast di “Sentieri”, nel ruolo di Frank Cooper ha, tuttora, la mia voce italiana.

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"Il Grande Acero Rosso", "Buona Fortuna" e "Facciamo finta che eravamo" sono i titoli di tre musical giovanili che affidano a me la direzione degli attori e, talvolta, anche la revisione dei testi. "Buona Fortuna", in particolare, ottiene un certo riscontro e viene replicato varie volte, anche al teatro "Smeraldo" di Milano.

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Più o meno in quel periodo, comincia, anche per me, allo Studio PV, la grande avventura dei “Cavalieri dello Zodiaco”, a proposito dei quali vorrei innanzitutto ricordare il fecondissimo connubio artistico cui ebbi il grande onore di contribuire, grazie al personaggio di Pegasus, con il compianto direttore di doppiaggio Enrico Carabelli.
Proprio in quegli anni Enrico stava praticamente insegnando a tutta Milano a trattare, dal punto di vista psicologico e interpretativo, i cartoni giapponesi televisivi come i film, invece di prenderli snobisticamente sottogamba, come tutta l’Italia del doppiaggio (ahimè, tranne rare eccezioni, Roma compresa…) era solita fare.
Molto diverso fu il discorso per quanto atteneva ai dialoghi, che in originale ci sembrarono sempre decisamente molto carenti, e che comunque mal si conciliavano con l'impostazione artistica generale che Enrico Carabelli aveva in mente.
Alcuni esiti sull'adattamento italiano della serie televisiva, perennemente replicata negli anni successivi, sono rimasti nella memoria di molti appassionati, anche se non erano sempre così rispettosi dello script originale.
In ogni caso, che sbraitasse come un dannato o rivelasse i suoi più reconditi pensieri, che sfoderasse grintosa decisione o lasciasse trapelare speranze e timori a fior di labbra, la tensione di Pegasus era sempre quella di chi ruggisce l’urlo finale, scandisce l’ultima parola, approda all’estrema intuizione d’una vita: decisamente troppo, direi, per la voce di un autentico tredicenne.
Tant'è vero che la stessa voce giapponese di Pegasus è sempre stata, fino a tutta la prima parte della serie di Hades, di Toru Furuya, un collega giapponese mio coetaneo...

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Inevitabile, dopo 114 episodi (quando mediamente un cartone animato ne conta al massimo 13, o 26...) che mi affezionassi a un personaggio che mi dava, finalmente, la possibilità di spaziare e di crescere con la voce.
Comprensibilmente umano quindi, anni fa, sentirsene defraudati.
Per carità, gli anni passano per tutti, ma il tentativo di rimodernare i quattro film (affidato a voci di indubbia qualità, beninteso), inizialmente mi sembrò davvero ingiustificato e discutibile.
Poi, capii che l'esigenza di una versione più aderente all'originale aveva un suo fondamento, per quanto questo significasse rinunciare a buona parte del pathos che il cast di voci storiche aveva profuso nell'impresa.
Oggi, mi consola comunque il fatto che, filologia a parte, dal punto di vista interpretativo e psicologico quel tentativo abbia dimostrato a tutti che Ivo De Palma, su Pegasus, è molto difficile da eguagliare…

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Nonostante la cosiddetta pagnotta mi provenga dal lavoro a microfono, non sono mancate esperienze su video o su pellicola, di cui queste immagini sono testimonianza.
La foto in interno mi ritrae nel cortometraggio video “La rimpatriata” con il collega e regista Pasquale Ruju, attore, doppiatore, ma soprattutto, da molti anni a questa parte, uno degli sceneggiatori del fumetto cult Dylan Dog, esperienza nella quale può sfruttare appieno la sua creatività in sede di scrittura e di organizzazione di una storia, specie se resa per immagini.

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La foto in esterno mi ritrae con il collega Maurizio Turiano, nel film “Tempo di Mezzo”, ambientato nei dintorni di Pinerolo ai tempi della Resistenza. Il tutto per la regia, manco a dirlo, di Pasquale Ruju.
Altre immagini, tratte da produzioni più recenti, sono reperibili nella pagina PHOTOGALLERY.

Nel 1992, dopo nove anni di professione come doppiatore, lo Studio PV di Milano mi propone la direzione del doppiaggio.
Se è vero che da allora, in questa veste, ho insegnato svariate cose ai colleghi principianti (per i quali, memore dei miei inizi, ho avuto sempre un occhio di riguardo), è altrettanto certo che ho avuto l’opportunità di osservarne ed impararne moltissime altre dai colleghi più esperti (e in molti casi più bravi…) che in tutti questi anni ho diretto.

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Nel 1996 costituisco, insieme a Stella Bevilacqua (collega a amica purtroppo scomparsa nel 2009 dopo una lunga malattia) e Silvia Pezza, la compagnia teatrale EIKONTEATRO, che avrà poi uno sviluppo professionale, per concludere infine l'attività nel 2004.
Nell’ambito del più vasto filone del teatro di parola, ben presto i nostri interessi si orientano sulla drammaturgia italiana contemporanea.

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Il resto è storia di oggi.

Doppiaggio, direzione del doppiaggio e adattamento dei dialoghi italiani sono e restano la mia attività prevalente, in modo particolare sulla piazza di Milano. Tutta la mia proposta didattica (corsi di dizione, adattamento e doppiaggio) si tiene invece presso la sede di FILMDUBSTERS, in via Pietro Bagetti 12, a Torino.