Doppiaggio - FAQ

  • Perché esiste il doppiaggio?
    Perché qualcuno si preoccupa che il contenuto testuale di un prodotto cinetelevisivo sia perfettamente comprensibile al pubblico che lo segue, senza, possibilmente, alterare o sacrificare la qualità artistica delle interpretazioni di partenza?

    Forse perché questo qualcuno è un filantropo? Magari!…
    Il doppiaggio esiste solo perché questo qualcuno, in genere il distributore cinematografico o il network televisivo, in ogni caso il detentore dei diritti per l’Italia su quel determinato prodotto, deve trarre, dall’operazione, il massimo profitto: il film, doppiato in italiano, richiamerà più pubblico al cinema, la fiction televisiva (sia essa cartone, novela, soap, sit-com o anche tv movie) garantirà, doppiata in italiano, uno share tale da richiamare fior fiore d’inserzionisti pubblicitari…

    Anche laddove si tratti di prodotto italiano doppiato in italiano, lo scopo è in genere quello di perdere meno tempo (e quindi spendere meno soldi…) nel momento delle riprese, già gravato da un’infinità di possibili complicazioni.

    La battuta è venuta male?
    Non importa, tanto poi doppiamo!

    E’ passato un aereo durante la scena e il dialogo non si sente?
    Non importa, tanto poi doppiamo!

    Begli occhi, bella faccia, ma a recitare è una frana?
    Non importa, tanto poi doppiamo (con un’altra voce…)!

    Grandissimo attore, ma già sappiamo che non si sa doppiare?
    Non importa, convocheremo un doppiatore!

    D’altronde, l’atto di nascita del doppiaggio fu siglato da quei produttori che, ai primordi del cinema sonoro, si erano un po’ stufati di perdere tempo (e soldi…) a girare una scena in inglese, ma poi anche in francese, in italiano e via dicendo, per poter distribuire il loro film anche fuori dei confini nazionali!
    Da loro punto di vista fu una vera furbata, il doppiaggio! Il doppiaggio, quindi, è una specializzazione artistica prettamente commerciale (anche se può essere eseguito con un certo gusto e una tecnica pregevole, e indubbiamente non è avaro di gratificazioni extra-monetarie, per chi lo eserciti con passione…).
    Nulla di moralistico, in tale constatazione, sia ben chiaro: sono le regole del gioco, punto e basta. Ma è bene che gli aspiranti doppiatori sappiano distinguere tra attività artistiche cui si possono avvicinare anche per diporto, cioè amatorialmente (recitazione teatrale, canto, musica, danza, praticamente tutto…), in virtù delle loro apprezzabili valenze culturali, aggregative, psicologiche e quant’altro, e attività artistiche fortemente specializzate, come il doppiaggio, che esigono, oltre a spazi tecnologici predisposti, d’improbabile posa in opera tra le quattro mura di casa propria, propensioni, approfondimenti e, conseguentemente, competenze tecniche superiori alla media, unici e rigorosi metri di giudizio del valore di una prestazione professionale. Il doppiaggio è la specializzazione di una specializzazione: da “recitazione”, stringiamo su “recitazione al microfono” e da qui, ulteriormente, su “recitazione a microfono in (movimento) labiale”, cioè doppiaggio (e non, poniamo, prosa radiofonica o prestazione documentaristica).

    In altre parole, il doppiaggio si può fare solo da professionisti, indipendentemente dai motivi che hanno spinto l’individuo a frequentare il relativo corso.
  • Che tipo di figura professionale è il doppiatore?
    Il doppiatore è innanzi tutto un attore.
    Una persona che ha approfondito le tecniche del gesto e della parola atte a realizzare una rappresentazione, realistica o simbolica che essa sia, in genere di natura teatrale.

    Ma il suo strumento non è il palcoscenico, è qualcosa di enormemente più selettivo, e per ciò stesso sofisticato: il microfono. Le tecniche del gesto non gli servono più: deve affinare enormemente quelle della parola, unendole a riflessi e "orecchio" sufficienti a lavorare sui ritmi, i tempi e le sfumature d’intonazione, piuttosto che sui toni pieni che si usano in teatro perché tutta la platea, fino alle ultime file, possa comprendere il testo e apprezzare l’interpretazione.
    Il doppiatore è un attore che rinuncia ad un incentivo potentissimo: il pubblico. Le sue doti tecniche e vocali devono essere a posto al 100%, per sopperire all’assenza d’un così energico sprone.
    Privilegiando il massimo della concentrazione nel più breve intervallo possibile (le sequenze, non molto lunghe e chiamate "anelli", in cui si suddivide la lavorazione), il doppiatore è in grado di entrare e uscire dal personaggio con estrema disinvoltura, mentre in teatro, idealmente, per una o due ore la concentrazione dell'attore non cessa mai. Se dovessi esprimermi in termini sportivi, affermerei che il doppiatore è un ottimo "scattista", atleta che in pochi metri dà il meglio di sé, e l'attore teatrale un eccellente "fondista", di maggior valore sulla lunga distanza.

    L'attore, sul palcoscenico, si appropria del personaggio, gli attribuisce, in settimane di prove, tempi, ritmi, respiri e silenzi propri. Il doppiatore, invece, è felice di essere schiavo: tempi, ritmi, mimica facciale, pause e respiri sono già lì, sullo schermo, bisogna "solo" assecondarli, seguendo le indicazioni del direttore di doppiaggio, una sorta di regista delle voci.

    E i tempi di questo camaleontico adattamento, specie nelle edizioni italiane curate per la televisione, si misurano nell'ordine dei... minuti! Quando poi i tempi e i ritmi che sono sul video sono del tutto arbitrari e i respiri praticamente inesistenti, come nel caso dei cartoni animati, il povero doppiatore suda le proverbiali sette camicie...

    Dal medesimo punto di partenza, l'arte drammatica, si diramano due distinte professionalità, che possono anche, sia ben chiaro, felicemente convivere nella stessa persona: ci sono, però, bravi attori che non riescono a fare doppiaggio, e bravi doppiatori in difficoltà se devono esporsi in teatro, e quindi esprimersi con tutto il loro corpo, anziché soltanto con la voce. L'attore gode nell'esporsi, nel sondare gli umori e la "temperatura" del pubblico, nel creare attingendo alle sempre nuove sensazioni dell'immediato.

    Il doppiatore esibisce la sua voce e l'uso raffinato che ne sa fare, lavora "a tavolino", dietro le quinte, volendo usare una metafora teatrale… C'è, ma è come se non ci fosse, si realizza nella perfetta aderenza vocale e psicologica al volto e ai modi di un'altra persona, nel sottile piacere di annullare se stesso, sapendo d’essere comunque indispensabile.
  • E i cartoni animati?
    Gli eroi dei cartoni animati non sono altro che disegni, per quanto belli e curati possano apparire. Questo significa che molta parte della credibilità, se non del realismo, delle scene rappresentate dipende esclusivamente dalla colonna sonora, non a caso, per quanto riguarda musiche e rumori, già orchestrata su registri di notevole ritmo e di esasperata intensità.

    Tecnicamente, quindi, doppiare un cartone animato, e specialmente un OAV giapponese, è tutt’altro che una passeggiata. Lo spessore psicologico di quelle facce più o meno bene disegnate è dato dalle voci, che devono distendersi, senza soccombere, sopra un tappeto sonoro fortemente drammatizzato.

    Ecco perché la recitazione che sentite nei cartoni animati televisivi è un po' "sopra le righe": la plausibilità delle situazioni e dei personaggi è determinata innanzi tutto dall'efficacia persuasiva dei suoni e delle voci, talvolta, oltretutto, caratterizzate, vale a dire falsate, per la resa particolare di determinati ruoli. La tecnologia, più o meno progredita, può dare ad un personaggio disegnato il movimento: ma è la voce che gli dà la vita.

    La voce del doppiatore, almeno per il momento (anche se non saprei ancora per quanto…), resta l'unico contributo interamente umano all'animazione di un cartone.
    E quando l'animazione è al servizio di una storia, le voci, oggi come ai tempi di Omero, sono lì per raccontarla.
  • Quali sono i pro e i contro di questa professione?
    E' un lavoro bellissimo, ma solo a patto di essere messi nella condizione di farlo bene, e questo, purtroppo, non sempre accade.
    Occorrono i presupposti logistici e tecnici che ti consentano di lavorare effettivamente sulla voce e con la voce, cioè sale di doppiaggio attrezzate per valorizzare il dettaglio dell'esecuzione vocale; occorrono direttori con il gusto della vera e propria regia vocale, che vadano quindi un po' oltre il controllo del sincrono e l' uso standard della voce; occorre un clima di libertà creativa che ti consenta, ove occorra, di restituire nella lingua d'arrivo ciò che, se trasposto pedissequamente dall'originale, non sarebbe altrettanto efficace: una libertà di "tradire", purché con raffinato buon gusto, che paradossalmente è la più alta forma di rispetto verso il prodotto originale, poiché finalizzata alla sua più alta resa possibile nella lingua d'arrivo.

    Il pro e il contro del doppiaggio sta tutto qui, nella presenza o nell'assenza di queste condizioni. Nella possibilità di usare la voce come strumento sensibile, specchio del pensiero che sta dietro ogni battuta, o nell'obbligo di farne soltanto un rozzo e piatto megafono.
  • Che cosa si propone il corso?
    Il corso si propone di fornire a chi già possieda buone basi di dizione e/o recitazione la padronanza dei requisiti tecnici ed espressivi indispensabili ad un pronto inserimento in sala di doppiaggio, nella prospettiva, per gli allievi più meritevoli, di quattro possibili esiti, ciascuno dei quali non esclude gli altri:
    1) fare del doppiaggio una professione continuativa.
    2) fare del doppiaggio un’attività che consenta entrate economiche tra una scritturateatrale o cinetelevisiva e l’altra (o contemporaneamente ad esse, se la tournèe teatrale tocca una delle piazze del doppiaggio, cioè Roma, Milano o Torino).
    3) mettersi nelle condizioni di poter, quantomeno, doppiare sé stessi.
    4) accedere al mercato delle voci anche come speaker documentaristico e/o pubblicitario.

    Il quadro didattico prevede quindi esercitazioni direttamente collegate alla prassi di sala e ai materiali di più frequente lavorazione (documentari, cartoni animati, telenovelas, soap-operas, sit com), ma non tralascia di affinare la tecnica e la sensibilità degli aspiranti doppiatori sui prodotti di maggior spessore drammatico e di livello artistico superiore (film e telefilm).
  • Si può avere il programma dettagliato?
  • Dove si svolge il corso?
    Trovate questa informazione nella pagina di descrizione del corso
  • Chi sarà l'insegnante?
    Ivo De Palma, di cui trovate amplissima documentazione girovagando per questo sito...
  • Quando verrà attivato?
    Trovate questa informazione nella pagina di descrizione del corso
  • Quanto dura?
    Il corso base consiste in 14 lezioni da 150 minuti ciascuna, anche in modalità individuale, in orario di solito preserale o serale.
    E' anche possibile una frequenza più intensiva, secondo modalità da concordare.
    Ulteriori dettagli li trovate questa informazione nella pagina di descrizione del corso
  • Quanti allievi prevede?
    Trovate questa informazione nella pagina di descrizione del corso
  • Quanto costa?
    Trovate questa informazione nella pagina di descrizione del corso
  • Occorre avere dei requisiti particolari?
    Per chi affronta il corso di doppiaggio con obiettivi professionali, dizione e recitazione sono indispensabili. Possibilmente anche canto.
    Coloro che hanno approfondito tutto questo con FILMDUBSTERS hanno già i requisiti necessari. Per il corso di adattamento dialoghi, basta un buon livello culturale di partenza.
    Traduttori, interpreti o aspiranti tali sono figure particolarmente indicate, in quanto l'adattamento dei dialoghi è un significativo complemento delle loro capacità professionali, una qualificante voce in più nel loro curriculum.
  • E se io non ho questi requisiti?
    L'offerta didattica di FILMDUBSTERS comprende tutti gli indispensabili passaggi (dizione e recitazione, innanzitutto) per giungere, con obiettivi professionali, al corso di doppiaggio.

    Quel che ci differenzia da altri è che noi ci limitiamo a segnalare tutte le possibilità, ma lasciamo l'ultima parola al potenziale allievo. Non organizziamo tortuosi percorsi prepagati che utilizzano il corso di doppiaggio come specchietto per le allodole al fine di incastrare obbligatoriamente gli allievi in altri insegnamenti.

    Diciamo che chi è già nostro allievo ha l'accesso al corso di doppiaggio garantito (ma senza obbligo di frequentarlo); che chi non è già nostro allievo, ha obiettivi professionali ma non ha i requisiti, da noi può conseguirli (di nuovo senza obbligo); che chi non è già nostro allievo ma dimostra di avere i requisiti accede senz'altro al corso di doppiaggio; che chi, malgrado le indicazioni, decide di affrontare il corso di doppiaggio per curiosità e poi matura la scelta di approfondire i requisiti per tentare una strada professionale, da noi può farlo, ma anche qui, rigorosamente, senza obbligo alcuno.

    Per come la vediamo noi, una struttura seria e corretta ha tutto ciò di cui l'allievo ha bisogno, ma solo e soltanto quando, e soprattutto se l'allievo ne ha bisogno...
  • Si può frequentare un corso di doppiaggio per hobby?
    Naturalmente sì, purché si abbia ben chiaro che non esiste il "doppiaggio amatoriale", e che quindi il corso, per chi non ha i requisiti minimi, è destinato a rimanere, in futuro, soltanto un bel ricordo, un'esperienza che può al massimo aiutare gli ex-allievi a seguire un film doppiato in italiano con una cognizione di causa molto maggiore. Non è escluso, ad ogni buon conto, quel minimo e auspicabile riflesso positivo sulla propria sicurezza comunicativa, elemento di arricchimento personale tutt'altro che disprezzabile.

    Certo, se poi, lezione dopo lezione, dovesse scoccare la scintilla
    che riesca a motivare un'allievo senza requisiti ad approfondire le basi del mestiere, non c'è problema: l'offerta didattica di FILMDUBSTERS è lì per aiutarlo a conseguire lo scopo. Vorrà dire che avrà intrapreso il percorso a ritroso, con la soddisfazione di aver maturato la sua scelta tramite una verifica personale.
  • Quali sono le reali possibilità di sbocco professionale?
    Le possibilità di sbocco professionale dipendono dalla propria volontà di proporsi, e infine di imporsi, grazie alle proprie qualità artistiche (senza le quali non si fa molta strada...), in un mercato che non prevede una prassi di accesso standard, per le nuove leve. Tutto sta alla discrezionalità dei direttori di doppiaggio, insomma.

    Sono possibili, inoltre, periodiche contrazioni della quantità di lavoro disponibile sulle piazze principali (Roma, Milano e Torino), quindi eventuali difficoltà incontrate in un dato periodo possono poi risolversi in un momento successivo. Certo, è un mercato che fa gola a molti, e la mia serietà non può esimermi dall'informarvi, a differenza di quanto fanno tutti i concorrenti, che eravamo già troppi quando ho cominciato io.

    Questo, però, non ha impedito a me e a tutti i colleghi che avevano le carte in regola per emergere di avviare e condurre in porto la propria carriera. Il ricambio delle voci, peraltro, è fisiologicamente indispensabile, anche perché non si può avere in eterno la voce dei vent'anni... Forza e coraggio, quindi.
    Il successo della vostra scommessa professionale in questo campo sta, per un buon 50/60%, nella saldezza della vostra motivazione.
  • Al termine del corso, viene rilasciato un attestato?
    Naturalmente sì.

    Va detto, però, che ha un valore più simbolico-affettivo che reale. Un direttore di doppiaggio giudica ciò che fai a microfono, non il pezzo di carta che gli presenti...
    Come è giusto che sia.
  • Essere già allievi di FILMDUBSTERS comporta la possibilità di usufruire di sconti sul costo degli altri corsi?
    Naturalmente sì.
  • Quanto guadagna un doppiatore professionista?
    Non è un segreto per nessuno.

    Modalità di prestazione d'opera e compensi dei doppiatori sono stabiliti dal contratto nazionale.

    Naturalmente, il contratto prevede le cifre minime.
    I divi del doppiaggio guadagnano molto di più...
  • E' possibile iscriversi online?
    E' possibile, chiarito ogni aspetto della nostra panoramica informativa, tra le più ampie, trasparenti e complete che si trovino in rete su questo argomento, compilare senza impegno il form per la preiscrizione.
  • Su un sito ho letto che, a differenza di altre scuole, viene proposto un corpo insegnante molto ampio, con docenti provenienti da tutta Italia, allo scopo di variare la didattica e abituare l'allievo a confrontarsi con le diverse realtà lavorative del mondo dello spettacolo. Il ragionamento, mi pare, non fa una piega. Che cosa
    ne pensi? Perché la tua didattica non è ispirata dallo stesso criterio?
    Innanzitutto, perché nel caso che riferisci il termine di confronto sono altre "scuole", e io non mi sono messo in proprio, insieme
    alle mie socie e potendo contare su svariati collaboratori, per impiantare la solita "scuola". Se questo fosse stato il mio obiettivo, più che tentare di replicarlo altrove sarei rimasto dov'ero prima, laddove lo scopo, in sostanza, era già più che ampiamente raggiunto...

    Per quanto attiene allo specifico della tua domanda, il ragionamento che riferisci, secondo me, fa ben più di una piega...

    Ci sono alcune cose che col tempo è giusto che cambino, e altre cose che non devono cambiare. Una di queste è il concetto didattico di "bottega", il laboratorio di un professionista affermato, frequentato dai suoi allievi. Concetto legato ad ogni alta specializzazione artigianale e/o artistica che si rispetti (doppiaggio e adattamento dialoghi compresi), ad ogni ambito il cui mercato, vuoi per oggettiva circostanza di natura economica, vuoi per l'obiettiva difficoltà, per chi si affacci alla professione, di conseguire livelli artistici ragguardevoli, non possa assorbire più del minimo indispensabile di manodopera qualificata.

    Concetto, come avrai capito, alla base della mia proposta didattica.

    Il doppiaggio e l'adattamento dei dialoghi non si imparano all'università (come vorrebbero farci credere proprio qui a Torino,
    col pretesto, invero farsesco, ma ideale per attirare finanziamenti, che "c'è un'alta richiesta di queste figure professionali"...), né nei contesti che, delle università, non possono che scimmiottare gli aspetti meno confortanti: pletora d'insegnanti (per sistemare un più alto numero di associati, nella non sempre comprovata qualità di docenti), tanta confusione, apprendimento poco personalizzato, ricorso ai docenti esterni per scarsa adeguatezza e prestigio di quelli interni.

    Con tutte le ripercussioni del caso sulle rette mensili degli allievi...

    Io penso che se un principiante potesse frequentare l'università, saremmo tutti laureati a 8 anni, quindi qualcosa, in quel ragionamento apparentemente ineccepibile, non funziona.

    E poi, con tutti i colleghi che da Torino viaggiano e lavorano ad ottimi livelli, spesso scegliendo di trasferirsi, su tutte le piazze del doppiaggio nazionale (svariati colleghi romani... non sono romani... - svariati colleghi milanesi... non sono milanesi... indovinate un po' da dove arrivano?), possibile che una struttura locale non riesca ad esprimere nomi di spessore inequivocabile (che possibilmente, quindi, non provengano dallo speakeraggio pubblicitario, dall'animazione radiofonica o da esperienze teatrali che mai hanno avuto la voce come elemento caratterizzante) traendoli unicamente dal proprio interno?

    Io ho lavorato per 20 anni fuori Torino, come doppiatore e come direttore di doppiaggio. Il mio insegnamento è quantomeno allo stesso livello dei nomi, esterni alla città, espressi da certa concorrenza.

    Il doppiaggio e l'adattamento dei dialoghi, nelle loro linee essenziali e nelle loro problematiche più generali, si apprendono innanzitutto "a bottega", nella calma di un unico ambiente protetto, con la guida riconoscibile di un unica, importantissima, iniziale figura di riferimento.

    Chi è già stato mio allievo, spesso provenendo disperato da altri corsi, o trovandosi costretto a frequentare anche il mio CONTEMPORANEAMENTE a quello della concorrenza, per riuscire a stare a microfono più che seduto in poltrona a sentire gli altri, sa bene ciò che intendo.

    Tutto il resto, cioè tutto quello che fa la differenza tra il bravo allievo e il doppiatore di professione, si approfondisce con eventuali stage specifici su singole tipologie di lavorazione e, innanzitutto, direttamente in sala di doppiaggio (che diventa quindi un'altra "bottega", talvolta coincidente con quella del corso), a contatto non più con i pari grado, ma con chi di questo mestiere, da anni, vive.

    E' una fase, però, che ha senso soltanto dopo, quando tecnica e sensibilità siano state quantomeno sgrossate, rese quindi disponibili ad accogliere, con una prontezza che talvolta può significare l'accesso al mondo del lavoro, gli stimoli che provengono dalle "diverse realtà lavorative del mondo dello spettacolo" di cui riferisci nella tua domanda.

    Una fase che ha senso, ultima cosa ma non meno importante, come libera scelta dell'allievo, non come impegno che egli sia stato costretto o comunque indotto a sottoscrivere, prima ancora di testare le sue effettive predisposizioni e possibilità, due anni prima...
  • Perché dovremmo scegliere i corsi di doppiaggio e adattamento dialoghi di Ivo De Palma?
    Oddio! Siamo in campagna elettorale? Devo proprio fare questa figura?

    Vabbè, proviamoci.

    Dovreste scegliere i miei corsi perché non c'è insegnante di cui meglio possiate seguire le attività, i progetti. Direi di più: non c'è insegnante di cui non sappiate già quasi tutto, grazie a questo sito, e non c'è insegnante con cui meglio possiate dialogare e di cui meglio possiate approfondire la conoscenza, anche prima del corso. Non c'è insegnante di cui già non conosciate perfino il carattere, talvolta ostico, ma mai scorretto e con una disponibilità, verso allievi e principianti, divenuta, con gli anni, proverbiale.

    Dovreste scegliere i miei corsi perché si svolgono "a microfono", solo "a microfono", nient'altro che "a microfono" (ecco spiegata l'importanza dei famosi requisiti), senza commistioni didattiche con altri (non so quanto interessanti, per chi comincia) aspetti della lavorazione, che allungano inutilmente la durata del corso e sottraggono comunque tempo al lato professionalmente più importante e gratificante da esercitare.

    Che resta, al di là dei paroloni degli uffici stampa o dei redazionali diffusi sui giornali locali, l'uso della propria voce a leggio, di fronte a un microfono, sul labiale di un personaggio, per un tempo equamente distribuito tra tutti gli allievi e non arbitrariamente ampliato a favore di alcuni e a discapito di altri.

    Dovreste scegliere i miei corsi perché non ho alcuna ansia (e da quest'anno men che mai necessità) di avere allievi: ho scelto, e posso permettermi, di averne solo il piacere, di tanto in tanto, al giusto prezzo. Prometto solo ciò che posso mantenere, non illudo con risibili slogan, non racconto le amenità del doppiaggio di trent'anni fa per nascondere la difficilissima, al nord addirittura drammatica, situazione attuale del nostro settore, non subordino la fruizione della mia competenza da parte vostra alla firma di contratti pluriennali (vivaddio, cambiare idea è ancora un diritto...).

    Dovreste scegliere il mio corso proprio perché vi dico chiaro e tondo che professionisti, semmai, si diventa dopo, sul lavoro, in sala di doppiaggio, ma che se volete arrivare a quel momento preparati, da anni, in una sala perfettamente attrezzata e di cui ho la piena disponibilità, curo personalmente tale preparazione.

    Il concetto, in buona sostanza, è lo stesso dappertutto: certamente occorre tempo e impegno personale ed economico, per consolidare un proprio mercato come doppiatore o dialoghista professionista.

    Non bastano tre mesi di corso principianti, e fin qui siamo tutti d'accordo.

    Ma Ivo De Palma, che non vi incatena alle sue lezioni per mesi e mesi, vi consente di scegliere il momento in cui fare la scommessa più importante e di dirottare molta parte del vostro tempo e delle vostre risorse economiche in quel che, necessariamente, dovrà avvenire dopo il corso-base: il contatto diretto con i vari ambienti del mondo del lavoro, con una preparazione di base che basta, agli allievi più dotati, per presentarsi ovunque in modo dignitoso.
  • In conclusione?
    L'opinione media di un direttore di doppiaggio (ve lo dice uno che li conosce bene, essendo esponente della categoria) cui vi presentiate per chiedere lavoro è che "i corsi non servono a nulla".
    A meno che non sia lui l'insegnante...
    Ma questo è, direi, molto umano. Sorvoliamo.

    Un direttore, come del resto un regista, deve avere l'impressione di essere lui, il vostro insegnante. Soltanto così sarà motivato a impiegare il suo tempo, la sua intelligenza e la sua bravura nel farvi crescere ulteriormente e nel consentire il materiale avvio della vostra carriera a microfono.
    Deve avere, insomma, l'impressione che siate una creatura sua, di avervi scoperti lui. E' pur sempre un essere umano, giusto?
    Inutile, quindi, andare lì a comunicare, senza volere, la sensazione di essere già ampiamente "navigati". Verreste trattati piuttosto freddamente: provino e poi via, "le faremo sapere"...
    A meno che non siate un fenomeno, ma ne escono uno ogni 10/15 anni...

    Certo, però, che se vi presentate senza nemmeno sapere com'è fatta una sala di doppiaggio o cos'è una cuffia, e vi lasciate prendere dall'ansia ogni volta che varcate la soglia della sala, ambiente per voi del tutto ignoto, con tutta la buona volontà l'operazione di aiutarvi potrebbe apparire, al povero direttore, una vera impresa...

    Anche perché non sarete certo gli unici, ad aver avuto l'idea di chiedergli attenzione...
    Ecco dove può aiutarvi il corso di Ivo De Palma: vi prepara al primo approccio con questo ambiente, offrendovi le basi della tecnica, un'ampia panoramica delle varie tipologie di lavorazione, una guida del tutto analoga a quelle che troverete sul lavoro e quel minimo di consapevolezza nella gestione della sala che abbatte stress ed emotività, nemici acerrimi del principiante.

    Con i soldi e il tempo che vi rimangono, andrete ad imparare tutto il resto direttamente sul lavoro.
    Andrete ad arricchire voi stessi, non le scuolette di doppiaggio...
    Meglio, no?
    E ora mi aspetto come minimo l'Oscar della "tutela degli interessi dell'allievo"...
    Ad ogni buon conto, io non vi dirò mai che ho "bisogno di giovani colleghi".
    Affrontare le basi di questa professione, fino a prova contraria, deve essere un'esigenza innanzitutto vostra...

    Ma se un giovane, aspirante collega, ha bisogno, per i suoi primi passi nell'ambiente, di un insegnante motivato, un professionista competente, un punto di riferimento riconosciuto (e non solo a Torino), beh...
    ... più mi guardo allo specchio, più mi sembra di rispondere alla descrizione.


Torna alla descrizione del corso